Agnieszka Kurant
1978, Łódź, PL
Wordoid
2025
Questo cortometraggio olografico impiega neurotecnologie sperimentali, tra cui hyperscanning, EEG, risonanza magnetica funzionale (fMRI), intelligenza artificiale e Neuralink, per mettere in scena una conversazione senza parole tra menti multiple. Concepita come una forma di telepatia resa possibile dal digitale, l’opera immagina uno spazio precedente al linguaggio, in cui gli esseri umani si incontrano attraverso una connessione neurale diretta anziché tramite la rappresentazione, superando il linguaggio verbale e la visione. Sviluppato in collaborazione con il neuroscienziato Adam Horowitz del MIT, Antoine Bellemare, Philipp Thölke e diversi laboratori di neuroscienze impegnati nello studio della mente collettiva ed estesa, il progetto si ispira alla biosemiotica e al concetto di “mindspace”, un campo multidimensionale di menti possibili dotate di differenti capacità di apprendimento, memoria e coscienza.
Utilizzando l’hyperscanning per registrare simultaneamente l’attività cerebrale di più partecipanti, il sistema cattura segnali neurali che vengono elaborati da un algoritmo di intelligenza artificiale e trasformati in forme tridimensionali in continua evoluzione. Stati preverbali come affetto, sensazione, dolore, gioia ed esperienza del colore vengono tradotti in strutture olografiche dinamiche. Progettato per favorire la sincronizzazione tra i partecipanti, il sistema crea un circuito di feedback in cui la comunicazione avviene come allineamento neurale piuttosto che come scambio di messaggi. L’ologramma risultante diventa una manifestazione visiva di più cervelli che comunicano attraverso dinamiche neurali condivise. Wordoid esplora forme di intelligenza prelinguistica e ipotizza futuri modi di comunicazione non verbale, interrogandosi sulla possibilità di sperimentare direttamente cosa significhi essere un’altra entità e offrendo uno sguardo su forme di soggettività collettiva, menti estese e trasformazioni della coscienza umana.
Phantomatics
2026
Il cortometraggio Phantomatics esplora la convergenza tra linguaggi artificiali e l’esperimento mentale degli “zombie filosofici” — entità fisicamente identiche all’uomo, ma
prive di coscienza. Realizzata in collaborazione con Gašper Beguš, linguista computazionale della UC Berkeley, l’opera impiega un’intelligenza artificiale addestrata su vasta scala
per generare idiomi inediti, ciascuno caratterizzato da una specifica grammatica, fonetica e identità cromatica. Sullo schermo, voci sintetiche declamano frammenti di manuali linguistici, affiancati da trascrizioni fonetiche e traduzioni. Decontestualizzate, queste frasi assumono una qualità perturbante, evocando il tentativo di una macchina — o di un bambino — di apprendere il linguaggio. Il titolo omaggia la “fantomatica” di Stanisław Lem, prefigurando realtà artificiali in cui linguaggi autonomi si evolvono in assenza di parlanti umani.. Queste entità sintetiche sussistono in un vuoto, orfane di quel tessuto sociale necessario alla genesi del linguaggio e dell’identità stessa.
Foto di Joan Porcel Studio e Matteo Catania, Hubove Studio



